

Norio Nagayama
SHODO - LO STILE LIBERO
pp.128, € 25
Casadei Libri, 2006
Il calligrafo prepara l'inchiostro e dispone il proprio spirito, medita, poi, con lo sguardo teso e concentrato, raccoglie tutte le energie e con un rapido, velocissimo impulso trasmette il movimento ad un lungo bastone con dei peli sul fondo, un enorme pennello. L'inchiostro nero si imprime sulla pagina come una macchia, il pennello si muove sul foglio come un pattinatore sul ghiaccio, vi scivola sopra lasciando dei segni che ne mostrano l'energia. I segni prendono forma ed infine divengono un ideogramma. Ora non resta che apporvi il sigillo di colore rosso acceso e l'opera è completa.
Questo è lo shodo, la calligrafia orientale, un'arte plurisecolare che fonde abilità e velocità, concentrazione e riflessione. Come le arti marziali è un insieme di filosofia e pratica, di corpo e mente, che trasforma l'uomo in uno strumento in comunicazione tra cielo e terra. Gli strumenti, siano essi armi o pennelli devono trasformarsi in appendici mosse da un gesto che parte dal cuore e mette in movimento tutto il nostro essere.
Letteralmente "via, metodo della scrittura", lo shodo è un'arte poco conosciuta in occidente alla quale possiamo avvicinarci grazie a questo volume della Casadei Libri; una piccola realtà italiana che si apre all'Asia con la collana Porte d'oriente ed un logo, il meng, che è l'ideogramma cinese che rappresenta la porta, l'apertura verso uno spazio-altro.
Nostre guide sono Norio Nagayama, sensei trasferitosi in Italia dal Giappone e direttore della più importante scuola di shodo europea, e Bruno Riva, studioso di cultura giapponese e calligrafo. Attraverso le loro parole, i molti contributi ed il ricco apparato iconografico, il volume traccia la storia della calligrafia orientale, ne spiega le tecniche per realizzarla e capirla, ne analizza le interazioni con l'arte europea, rimarcando lo scambio artistico tra due culture differenti, il reciproco arricchimento e le inevitabili incomprensioni.
Il prezzo all'apparenza esoso, è in linea con quello delle edizioni d'arte e si spiega con l'inserimento delle molte foto e con la qualità dei contributi, spesso venati da fastidiosi refusi.