"Libri proibiti. Quattro secoli di censura cattolica"
di Alessio Lana
foto internet
02/03/2007

Benito La Manta e Gabriella Cucca
LIBRI PROIBITI. QUATTRO SECOLI DI CENSURA CATTOLICA.
pp.264, € 13
Stampa Alternativa, 2007

"Non è assolutamente lecito invocare, difendere, concedere un'ibrida libertà di pensiero, di stampa, di parola, d'insegnamento o di culto come se fossero altrettanti diritti che la natura ha attribuito all'uomo". Questa l'idea di Leone XIII nell'enciclica Libertas del 1888 a proposito dei diritti di parola. Non è un caso isolato e nella sua lunga storia la Chiesa cattolica ha sempre tentato di controllare le diverse forme di manifestazione del pensiero. Un atteggiamento che la rende simile a molti regimi autoritari.
Censura, inquisizione, Sant'Uffizio sono parole dal sapore antico che richiamano alla mente film e romanzi, storie che però si sono tradotte in realtà terribili e si sono spinte fino ai nostri giorni. Si pensi agli Indici dei libri proibiti, ai roghi di libri e persone. Molti pensano siano storie del passato, pochi sanno che il primo Indice dei libri proibiti è sì del 1559 ma è stato abolito solo nel 1966 da Paolo VI. Ancor meno sapranno che i roghi si sono protratti in Italia fino al 1957 quando nel cortile della questura di Varese si bruciò una raccolta di racconti di De Sade.

Benito La Mantia e Gabriella Cucca ricostruiscono la storia della censura cattolica attraverso gli autori censurati, le opere purgate, i processi, le torture, i roghi. Parlano anche di coloro che non si sono piegati ed in nome delle loro idee sono andati contro questa macchina censoria dagl'incredibili poteri.
Si rimane stupiti di fronte ai nomi eccellenti finiti nell'Indice: dall'Ariosto a Thomas Mann, da Giordano Bruno a Sartre, gli illuministi, i modernisti, Galileo, il Talmud, il Corano ed oggi non è finita; anche se l'Indice è stato formalmente abolito, la Chiesa implicitamente vieta ai suoi fedeli la lettura di libri o la visione di film non ortodossi, e non manca mai di esprimersi a proposito dei nuovi prodotti editoriali. Ultimo il caso del "Codice da Vinci" o de "La passione" di Mel Gibson.
Fortunatamente però la storia della censura è anche storia della libertà, di opposizione. Un giudizio negativo da parte della Chiesa, oggi come nel passato, ha un'eco pubblicitaria fortissima su chi non crede. Ciò dimostra che con la forza non si può battere la cultura.

Il libro è breve, frammentario, con lunghissime liste di nomi e date che rallentano la lettura e fanno perdere organicità al volume: una scelta dettata dalla brevità del testo e dal piccolo formato. In appendice un utile "elenco parziale di autori e opere presenti negl'Indici romani dei libri proibiti" ci permette di comprendere fin dove si è spinta la censura ecclesiastica, vista la presenza di molti suoi esponenti o di autori di indubbio valore del calibro di Dante, Boccaccio, Petrarca, Leopardi.
Interessanti anche gli esempi di opere purgate dalla Chiesa, di cui gli autori inseriscono dei brani in originale con il corrispettivo censurato mostrando come ne escano libri stravolti, senza senso. Esemplare il caso del Decameron di Boccaccio: ben 99 novelle su 100 hanno subito "ritocchi". Nonostante i pochi documenti citati, assolutamente insufficienti per un lavoro storiografico, molte sono le citazioni di censori e di "ribelli", gustosi esempi dell'utopia cattolica di controllare ogni forma di pensiero e della forza d'animo di chi osava sfidarla frontalmente rischiando la vita.

Fortunatamente la Chiesa ha perso.