

L'On. Bruno Tabacci, esponente dell'Udc spiega perchè astenersi dal prossimo appuntamento referendario del 21 giugno ...
R@: Perché votare NO o astenersi al referendum elettorale del 21 giugno?
BT: La mia posizione è per l'astensione. Una vittoria dei sì rappresenterebbe l'ultimo regalo di questo Paese a Berlusconi. La legge elettorale che ne uscirebbe darebbe al partito che prendesse
più voti alle elezioni, anche se si trattasse del 25%, il 55% dei seggi in Parlamento. Per gli organizzatori del referendum, i vari Vassallo e Guzzetta, faccio notare gli stessi che hanno consigliato Veltroni a seguire la strada del "sindaco d'Italia", che poi si è visto dove l'ha
portato, la vittoria dei sì farebbe nascere in Italia un bipartitismo all'americana. In realtà ci ritroveremmo in un attimo in una democrazia da Sud America, con un solo partito ed un solo uomo al comando, Silvio Berlusconi. Non a caso Berlusconi ha già ringraziato apertamente il Pd
per essersi schierato per il sì. Una scelta assolutamente masochistica.
R@: Un bipartitismo puro, come quello che si avrebbe in caso di vittoria dei sì, si adatta ad un Paese, come l'Italia, dalle molteplici culture politiche?
BT: Come accennavo poco fa più che un bipartitismo ci ritroveremmo una specie di monopartitismo, con Berlusconi col 55% dei seggi e gli altri partiti ridotti all'irrilevanza. Non capisco come
si possa continuare a perseguire questa via: un percorso iniziato da Mario Segni con il primo referendum Segni, che ha battezzato questa Seconda Repubblica di gran lunga peggiore della Prima per qualità della politica che produce, e che ora lo stesso Mario Segni vorrebbe portare all'ultim atto, il più deleterio. L'Italia ha già dimostrato con le elezioni politiche del 2008 che esistono 4 o 5 aree culturali politiche. Lo sbarramento al 4% ha ridotto il numero dei partiti, com'era giusto che accadesse visto che molti erano partitini familiari o tutt'al più condominiali. Ma il problema è il premio di maggioranza, che andrebbe eliminato e non rafforzato ulteriormente come vogliono i referendari.
R@: Se vincessero i sì, che ne sarebbe delle culture politiche minoritarie?
BT: Semplicemente verrebbero ridotte all'irrilevanza, perché rimarrebbe solo Berlusconi ed il suo inno
perenne alla furbizia.
R@: Perché il referendum non modifica il meccanismo delle liste bloccate previste dal Porcellum?
BT: Trattandosi di referendum abrogativo interviene solo sulla legge attuale nel senso che impedirebbe, in caso di vittoria dei sì, la candidatura multipla, cioè su più collegi, dei singoli candidati. Il problema è un altro però: reintrodurre le preferenze, in modo da ripristinare il rispetto dell'articolo 67 della Costituzione, ma questo non si può fare per via referendaria. Oggi i parlamentari essendo nominati dai leader e non eletti dal popolo rispondono ai loro capi di partito e a nessun altro,
vengono scelti per la loro fedeltà al capo. Questa è una delle ragioni della caduta della qualità della politica italiana e di conseguenza del costante arretramento dell'Italia nelle classifiche della competitività internazionale. Le preferenze consentirebbero agli italiani di tornare
a scegliersi i loro rappresentanti che nel rispetto dell'articolo 67 della Costituzione dunque sarebbero di nuovo chiamati a rispondere del loro operato soltanto di fronte alle loro coscienze e alla nazione e non più a qualche segretario di partito.
R@: In caso di vittoria dei sì, in Parlamento ci sarebbero le condizioni ela volontà per cambiare
l'attuale sistema elettorale?
BT: Se vincesse il sì Berlusconi non perderebbe un secondo, invocherebbe nuove elezioni e in un attimo si ritroverebbe a governare da solo. Non si farebbe nessuna riforma. Voteremmo con la legge uscita dal referendum ed il Pd dovrebbe assumersi tutta la responsabilità del più incredibile regalo a
Berlusconi degli ultimi 15 anni. Ecco perché non esiste altra via rispetto all'astensione.