Orlando furioso, Veltroni pure, Berlusconi fa cucù
di Luca Rossi
foto internet
19/11/2008


Compagno, Riccardo Villari, non lo è mai stato. Avrebbe altrimenti risposto "obbedisco" all'intimidazione di Veltroni, perché quando il segretario in persona ti ordina di dimetterti, se vieni dal glorioso Pci, devi eseguire l'ordine. Il neoeletto Presidente della Vigilanza Rai, invece, è un eccentrico. Uno che è stato demitiano, poi vicino a Buttiglione, poi tra i fedelissimi mastelliani, infine un democrat della prima ora, nella corrente rutelliana, insomma, a volere sintetizzare neanche troppo bruscamente, un democristiano vero. Per ora lo danno in quota dalemian-mariniana, simpatizzante dei Riformisti e Democratici che molto democraticamente vedrebbero bene il numero uno di Sant'Andrea delle Fratte a fare compagnia a Prodi, in Africa. Il nostro uomo intanto si gode il primo fine settimana da presidente, lo fa nella sua Napoli, fra jogging, interviste, telefoni che squillano, chiamate senza risposta, clienti momentaneamente non raggiungibili. Dicono che lo staff di Veltroni si sia prodigato per preparare l'incontro nel modo più pacato possibile, dopo le dichiarazioni sempre più enigmatiche stile DC "non voglio andare contro il volere del partito" aveva detto appena eletto, poi è passato al "peso delle istituzioni", se lo sente addosso, e , a ben vedere, deve essere uno di quei pesi tanto leggeri che spesso gli uomini di potere decidono di portarsi sulle spalle, per salvare la cittadinanza. Il primo giorno della settimana, va da sé, non è iniziato nella maniera migliore per il PD: c'è chi gioca ad "indovina chi", perché i nomi dei due franchi tiratori che hanno dato il proprio voto a Villari (più una cauta scheda bianca) ancora non sono saltati fuori. I soliti sospetti: Nicola Latorre, dalemiano di ferro, Francesco Merlo, in quota al birmano Fassino. Non sono i soli, però, ad aver mal digerito l'insistenza dei vertici del PD sulla candidatura di Orlando, palesemente ineleggibile per la maggioranza.

"Chi è causa del suo mal pianga sé stesso" manda a dire Marco Follini, un altro figlio della balena bianca, ma anche un giornalista, da sempre dentro le questioni Rai. "Villari non si dimetta" dichiara in un intervista Claudio Velardi, napoletano anche lui, amico del neo presidente, ex sherpa dalemiano, ora assessore nella giunta Bassolino, critico verso il Sindaco Jervolino. E' quanto basta per far balenare l'ipotesi di uno scambio: Napoli per la Vigilanza. L'ipotesi sembra prendere forma quando ad intervenire nel dibattito è un altro napoletano, il vice capogruppo dei deputati pidiellini Italo Bocchino, che invita il suo "amico" a non mollare, e anzi, ad iniziare subito l'attività della Commissione. D'altra parte l'incontro tra Veltroni e l'eretico è un nulla di fatto, con il segretario a corto di "ma anche" e l'ex mastelliano che comincia a denunciare "violente pressioni" e fortissime intimidazioni di cui sarebbe stato vittima. In serata arrivano le dimissioni di Orlando e Pardi dalla Commissione, contemporaneamente all'accordo bipartisan su Sergio Zavoli (ora non ci parlate di Obama, vi prego). Veltroni ne esce indebolito, indebolita la sua linea politica e soprattutto l'alleanza con l'Idv, che l'aveva spinto ad insistere per 45 votazioni di seguito su un nome impossibile. Villari non si dimette, forse non ha ancora ottenuto quello che voleva, ed in fondo, un giorno in più da Presidente della Commissione di Vigilanza Rai fa sempre curriculum. Il premier intanto se la gode, è talmente felice che, all'arrivo di Angela Merkel, al posto del consueto cerimoniale di accoglienza, si nasconde dietro una colonna e fa le "cucù". Di Pietro ne spara una delle sue definendo l'eterno rivale, Silvio Berlusconi, un "corruttore politico" che cerca di pescare i Giuda negli schieramentti avversi (vedi De Gregorio), perchè si sa, un traditore ogni dodici apostoli esce fuori, e se ce l'ha avuti uno come il Padreterno, figurarsi due poveri cristi, come Tonino e Uòlter.