Internet WiMax, il futuro che non vedremo
di Valerio Di Paola
foto internet
14/12/2007


WiMax, una sigla misteriosa che ogni tanto s'affaccia nei giornali quando vogliono darsi un tono avveniristico. Se non sapete cos'è niente paura: il ministro delle telecomunicazioni Paolo Gentiloni ha deciso che in Italia lo strumento semplice, economico e democratico per la diffusione globale dell'accesso ad internet lo vedremo poco e male. È aperta la gara per l'assegnazione delle radio frequenze adatte al WiMax: chi vince si tiene per quindici anni il monopolio del segnale internet senza fili in una delle ventuno regioni italiane, cui dovrà assicurare la connessione casa per casa, o in una delle sette macro-regioni bisognose di un'antenna "madre". Così le zone non coperte dalla "banda larga" che devono accontentarsi dei vecchi e lentissimi modem 56k potranno finalmente conoscere le meraviglie del nuovo web, dalla televisione alla telefonia. Tutto bene? No, perché il ministro ha pensato di abbattere il digital divide, il ritardo dell'infrastruttura che nega la velocità di connessione decente, aprendo la gara per il WiMax a chi dal digital divide ha tutto da guadagnare: le compagnie telefoniche.

WiMax sta per worldwide interoperability for microwave access: una tecnologia per l'accesso senza fili alla rete internet, sviluppata in sei anni di ricerche da un consorzio di quattrocentoventi aziende del settore delle telecomunicazioni. Per il WiMax bisogna distribuire sul territorio "stazioni radio base" che comunichino tra loro, ne basta una ogni cinquanta chilometri quadrati. Poi piccoli ripetitori portano il segnale ovunque: per accedere ad internet con il proprio computer serve un ricevitore wireless, senza fili, montato sui portatili recenti e comunque installabile nei modelli più vecchi con pochi euro. Il WiMax va in montagna e al mare perché le antenne non hanno bisogno di "vedersi" per collegarsi: con un flusso di settanta megabits al secondo ogni ripetitore connette simultaneamente quaranta aziende e settanta abitazioni ad alta velocità, meno di quanta ne assicurano oggi i gestori dietro cospicuo pagamento, ma comunque ad ottima velocità. Il segnale è sufficientemente stabile per connettersi da un treno o da un'automobile in movimento ad oltre cento chilometri l'ora ed è abbastanza semplice perché tutti gli attuali provider possano usarlo: con la buona volontà dei produttori i prossimi modelli di computer e di software non avranno problemi di compatibilità. Ma soprattutto le antenne del WiMax costano poco: si può regalare al mondo la Rete, all'Africa, all'Asia e al Sud America che se la sono vista negare, si può offrire alle aziende e a tutti noi un formidabile strumento di progresso economico, sociale e culturale a basso costo. Resta da capire quanto inquinamento elettromagnetico produca il WiMax: non ci sono studi definitivi, per ora si sa che inquina meno dell'attuale rete per i telefoni cellulari.

I nostri telefoni cellulari funzionano grazie ad antenne che distribuiscono il segnale Umts. Umts e WiMax sono simili: consentono ad un computer o a un telefono portatile di telefonare e di accedere ad internet, ma il WiMax è molto più semplice e potente. Anche l'Umts risente del digital divide: in molte zone è impossibile inviare mms e accedere ad internet con il telefonino. Per garantire ai propri clienti almeno la possibilità di telefonare "alla vecchia maniera" le compagnie telefoniche hanno acquistato costosissime licenze per l'uso dei vecchi ripetitori, che supportano solo il traffico vocale ma coprono egregiamente il territorio nazionale. Oggi il Governo chiede ad aziende che hanno sborsato miliardi per l'Umts di smontare tutto e regalare all'Italia il WiMax: è lecito pensare che lo faranno poco e male e che presto i nostri computer funzioneranno peggio di quelli dei nostri cugini europei, dove il WiMax si sta già facendo. Ma c'è di più: chi vince la licenza prende il monopolio e decide modalità e costi d'accesso, mentre la natura del WiMax, un segnale senza fili via etere, suggerisce un regime di concorrenza come quello delle radio private, con un costo basso o nullo per gli utenti. Vi basta per protestare?

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