"Antidotes for imaginary friends", Zero Gravity Toilet
di Stefano Cuzzocrea
foto internet
25/03/2009


Un cerchio. Una circolarità che crea flussi e sintonie. Un diametro sciamanico che detta armonie e racchiude note. Unione. Ben ventidue musicisti che si incontrano. Un disco, che è anche video, nato da composizioni estemporanee. Zero Gravity Toilet, Antidotes for imaginary friends, ovvero l'ultima poeticheria del collettivo Polyester, realtà nata a Roma che attrae nella sua orbita diverse band e solisti, tra scambi e collaborazioni umane e artistiche. Un progetto. Un album, forse. Di sicuro geometrie sonore che trovano nel tondo facce, talenti, complementarità e raggi d'azione. Otto brani, perché non certo di canzoni si tratta. Trame strumentali su cui, talvolta, si adagiano vocalizi melodici, ugole che profumano di giovinette o di maschi ormai uomini. Pulsioni creative. Nessi interpersonali condotti su accordi, battiti, armonie. E se tutto sembra legato ad una visione psichedelica, di certo, non lo è per caso, ma magari per dedizione entronautica.

E allora prog delicato. E ancora folk levigato. E quelle sei corde indi-rock saldate al post-Fugazi, band sinonimo di rock. Un pizzico di elettricità, tanto per non essere fuori luogo, o meglio, fuori tempo. Anno 2009. Il mercato della musica è in crisi. Ma non c'entra niente. La voglia di suonare non passa. Le convenzioni internazionali aiutano e l'U.E. promuove il circolo creativo che genera questa gravità azzerata e i suoi suoni densi di antidoti. Nell'equipe entrano i gruppi, i progetti e i personaggi: Fumisterie, Caretta Caretta, Plaisir, Crèmisi, Diuesse, La guerra delle formiche, Allodio, Delorean, Delicate Sessions. Tutti insieme, tutti in cerchio. Nascono i brani. Due jam, come andata e ritorno da questa dimensione creativa, sull'uscio d'entrata e d'uscita. Poi, The Faster Movimento, figlia di Pink Floyd e Genesis, del Messico e del Martini. E ancora, le note d'organo novembrine di Morning comes, che poi diventano altro, per fortuna, tra cantati e chitarre che voltano verso Oltralpe. E via con un'altra jam e, poi, pezzi composti da evoluzioni e accordi, sussurri di tastiera, meditazioni che, paradossalmente, portano verso la solitudine e pensieri circolari, come sulle note di Autoescape Siesta, pronti per la Risalita nord; il tutto con una greve teatralità di fondo. In sostanza belle armonie. Sintonia. Libertà. Il neo? Un po'di sonnolenza. Ma, del resto, la vita moderna è così stancante…