
Angelo Calvisi
IL GEOMETRA SBAGLIATO
pp. 144, € 10
Round Robin, 2008
Tito Pozzi è un geometra di trent'anni, che abita a Genova, suona la chitarra, e lavora negli uffici dell'Amministrazione provinciale. Fin qui, apparentemente, niente di più comune. Ma basta proseguire nel romanzo di Calvisi per accorgersi di come anche queste poche informazioni elementari siano tutt'altro che solidi dati di fatto. Il Geometra, infatti, è quanto di più lontano si possa immaginare dall'ennesimo, futile romanzo generazionale sulle ansie e le insicurezze dei trentenni di oggi. Con una sorprendente abilità mimetica di scrittura, l'autore mette a fuoco le frustrazioni, i turbamenti e i quotidiani terrori di ognuno di noi, rappresentandoli nella figura sghemba e tormentata di Tito, vittima sacrificale di un mondo ostile e sempre più avaro di umanità.
La malattia mentale del protagonista, di cui il lettore si avvede pienamente solo a lettura inoltrata, è la chiave per entrare in un universo popolato di presenze enigmatiche: un coinquilino fantasma che comunica solo tramite post-it ("Scusa per la prolungata assenza. Sono andato a un convegno di medicina, poi preparato un esame difficile, poi assistito una zia moribonda che però è sopravvissuta. Ti sono per caso mancato?"), una 'pianerottolaia' minacciosamente rapace, un collega bislacco, un "Virgilio - come recita la quarta - privo di senno e di memoria" ossessionato da oscuri quanto improbabili complotti; personaggi e situazioni la cui ingannevole concretezza ci dà la prova di quanto tenui siano i confini di quella che siamo soliti chiamare 'realtà'.
Come in ogni opera che abbia un senso definire letteraria, non è tanto la storia a contare, quanto il modo in cui questa storia è raccontata: raramente, infatti, succede di trovare una capacità simile di addentrarsi linguisticamente nei percorsi di una mente 'disturbata'. Quello che caratterizza Calvisi (in questo come negli altri due romanzi della sua 'trilogia dei mattoidi', in corso di edizione presso la Round Robin editrice) è il misto di humour, tenerezza e delicata ferocia con cui tratta un argomento difficile e complesso come la follia. Senza mai tradirne la specifica 'alterità', cioè senza pretendere superficialmente di comprendere la malattia attraverso le categorie della salute, l'autore riesce a mostrarci il mondo attraverso gli occhi ingenui e diffidenti al tempo stesso di Tito, svelando gli aspetti più inquietanti, grotteschi e ridicoli che stanno sotto la realtà di ogni giorno. Un libro intelligente e molto 'colto' dietro un'apparenza di estrema semplicità, una lettura piacevolissima che non rinuncia a far riflettere.
Per saperne di più:
Il blog di Angelo Calvisi