
Non esiste solo la musica mainstream, quella delle grandi case discografiche e degli artisti i cui nomi sono diventati, ormai, dei brand da imporre a livello mondiale. Esiste anche un altro tipo di musica, quella della scena underground e delle case discografiche piccole ma piene di ambizioni e desiderose di puntare sulla qualità della loro scuderia di artisti piuttosto che sul numero dei dischi venduti. A volte ci si imbatte in questo tipo di musica quasi per caso e può capitare di rimanere storditi da un vero e proprio colpo di fulmine. Proprio quello che si rischia di sperimentare ascoltando un disco delicato, magico e sospeso nel tempo quale The crying light, il nuovo lavoro di Antony and the Johnsons.
Se ci si dedica all'ascolto attento dei lievi arpeggi di chitarra e della voce vibrante e commovente di Antony Hegarty difficilmente ci si pente di aver messo, temporaneamente da parte, i soliti nomi noti, urlati ai quattro venti da campagne pubblicitarie imponenti e presenti in heavy rotation in tutte le emittenti musicali e non del mondo. Il pretesto per una così piacevole scoperta può essere, ad esempio, una collaborazione con un artista più noto, almeno in Italia. Antony, infatti, ha duettato con Franco Battitato nella cover di "Nel suo veloce volo", la versione italiana di una sua stessa canzone, presente in Fleurs 2. Rispetto ai due precendenti lavori in questo disco il cantante androgino e naif che dà il nome alla band appare più sicuro dello stile onirico ed epico che è stato in grado di mettere a punto a partire dal primo album "The lake", fortemente sostenuto da Lou Reed.
Ora Antony non necessita più dell'avallo degli artisti che hanno collaborato con lui in precedenza quali Rufus Wainwright, Bjork e Boy George. La forza della musica operistica di Antony si esplica nello stesso impatto visivo della copertina del disco che raffigura il leggendario ballerino giapponese di 102 anni Kazuo Ohno in grado di tracciare, durante le sue performance, cerchi luminosi in cui far entrare, quasi in uno stato di trance, il suo pubblico adorante. Ed è proprio questa specie di ipnosi, tradotta in questo caso in musica, che The crying light è in grado di operare sugli ascoltatori. Ci si può così abbandonare alla struggente Her eyes are underneath the ground, che apre l'album, oppure cercare di figurarsi nella propria mente la curiosa danza dell'epilessia descritta in Epilepsy is dancing. Il tutto accompagnato, con discrezione, dall'orchestra diretta da Mubly. Ci troviamo dunque di fronte a una musica che non teme il silenzio e che ci invita a intraprendere un percorso meditativo profondo lontano dal rumore assordante delle nostre metropoli e dal caos, anche musicale, che le caratterizza.