"Il bosco maledetto" di Ruth Rendell
di Erminio Fischetti
foto internet
19/07/2008


Ruth Rendell
IL BOSCO MALEDETTO
PP. 313, € 17,50
Fanucci, 2008

Un altro romanzo di Ruth Rendell con protagonista l'ispettore capo della polizia Wexford è nelle librerie italiane ed ha già il sapore del classico.
Un uomo, a spasso con il suo cane e alla ricerca di tartufi, ritrova una mano nel bosco del piccolo sobborgo di Flagford. Wexford comincia ad indagare e ben presto scopre che quella mano appartiene al corpo di un uomo, di cui non si conosce l'identità, rinvenuto in una fossa e seppellito lì ben undici anni prima. In poco tempo nella cantina della casa vicina viene scovato un altro cadavere sconosciuto in putrefazione, che secondo le analisi della scientifica risulta essere stato abbandonato lì da ben otto anni. Che collegamento c'è fra i due cadaveri? E, soprattutto, cosa nascondono le persone che abitano nei paraggi, in particolare John Grimble, il proprietario della casa, Irene McNeal, una vedova borghese, snob e velatamente razzista di ottantaquattro anni, e Owen Tredown, un mediocre scrittore di storie noiose basate sulla Bibbia che vive con l'ex-moglie Claudia Ricardo e l'attuale consorte Maeve?

Ruth Rendell riesce a dare, come al suo solito, una panoramica incredibilmente dettagliata e lucida dell'Inghilterra di provincia, dove si "incontrano" le diverse storie di un Paese che deve fare i conti fra una struttura sociale in evoluzione a causa dei mutamenti storici dell'intero pianeta e i retaggi della vecchia Inghilterra. Wexford compie, così, un viaggio parallelo tra alcuni mondi in bilico. Gli abitanti della zona di Flagford sono ancorati ad un mondo lontano pieno di meccanismi strutturali caduti in disuso nel resto della popolazione e legati ad una cultura passata fuori moda, proprio come i romanzi biblici di Owen Tredown, pubblicati, come egli stesso dice alla fine del libro, almeno un secolo in ritardo rispetto ai tempi. Contemporaneamente, Wexford incontra retaggi diversi, non più lontani come un tempo dalla sua realtà, legati all'amara questione delle donne somale infibulate, che con l'immigrazione coinvolge ormai anche la Gran Bretagna e il resto del mondo.

L'autrice costruisce un romanzo sociale nascondendosi dietro i meccanismi dell'indagine della crime story. Riesce, ancora una volta, a tracciare l'analisi psicologica di personaggi "sommersi" e inevitabilmente vittime di loro stessi e degli altri, in cui ciò che viene a galla è un mondo primordiale composto di sentimenti atavici come la malvagità, l'arroganza e, soprattutto, l'indifferenza e l'inconsapevolezza del male commesso.
Il romanzo è molto ben scritto grazie ad una prosa semplice, ma, allo stesso tempo, ricca di riferimenti precisi e mai dettati dal caso (specie sui personaggi spiccatamente realistici e variegati). In questo modo, Il bosco maledetto (titolo originale inglese Not in The Flesh) diventa un'opera con una doppia valenza, poiché mescola l'intrattenimento tipico dei romanzi di genere con la veridicità dell'attualità e con una sensibilità attraverso cui si conduce il lettore sullo sfondo intorno al quale si sviluppa e si consuma il dramma dell'azione.