"Sacrificio. Chi ha tradito Che Guevara?" di Gandini Erik e Saleh Tarik

Gandini Erik, Saleh Tarik
SACRIFICIO. CHI TRADITO CHE GUEVARA? + DVD
pp. 139, € 19,50
Rizzoli Editore, 2007
Era il 9 ottobre 1967, poco dopo le 13 a La Higuera in Bolivia veniva giustiziato Ernesto Che Guevara. Félix Rodriguéz, l'uomo che ancora oggi dalla sua villa di Miami si fregia del titolo di "colui che catturò il Che", diede l'ordine di non mirare al volto, questo sarebbe bastato a fare risultare il Comandante morto in battaglia.
9 ottobre 1967, il mondo intero riceve la notizia della morte dell'uomo e immediatamente nasce il mito, la leggenda. Eppure Sacrificio non è la storia delle ultime ore di Che Guevara, non è neanche l'ennesima apologia del Comandante, né una cronaca della rivoluzione. Sacrificio è la storia di uomini qualunque che ad un tratto della loro giovane esistenza provarono il sogno acuto di cambiare il mondo, di dare voce e giustizia a chi mai ne aveva avuta, abbandonare le proprie esistenza, smettere di essere uomini per diventare eroi. Ma più ancora è il racconto di come la Storia li ha trattati come pedine, forzatamente mosse in scacco, sistemate in una posizione scomoda, irreale, ingenuamente falsa.
Si tratta di gente che lo stesso Guevara amava definire non normale: "I rivoluzionari non sono gente normale". Questi uomini spesso sono sfuggiti alla storia, scivolati dalle pagine dei libri come acqua sui vetri. Altri ancora hanno subito il triste destino di condanna ad una condizione di infamia mai risolta. Tra questi Ciro Bustos, pittore argentino acuto e sensibile, incaricato dallo stesso Guevara di preparare un foco in Argentina, patria del Comandante, lo stesso Ciro passato alla storia come l'uomo che ufficialmente lo tradì. Venne accusato di tradimento dalle sinistre di tutto il mondo e dal regime di Castro perché durante la prigionia (venne arrestato insieme a Régis Debray sei mesi prima della cattura del Che) si macchiò del peccato di disegnare i volti dei suoi compagni guerriglieri e dei contatti per la rivolta argentina.
La storia è scritta dagli uomini e gli uomini sbagliano. Chi raffiguravano in realtà quei volti disegnati a gessetto che Bustos affidò ai soldati boliviani? È lo stesso Bustos a rispondere, dopo quasi quarant'anni di silenzio trascorsi in una terra lontana (la Svezia), la cui lingua suona ancora straniera. Quarant'anni passati a percorrere in lungo e largo le strade delle periferia di Malmo, unico sfogo al sacrificio che la vita gli ha affidato. Quarant'anni di silenzio, come una pena da espiare, la condanna alla omologazione della verità.
Quei volti in realtà appartenevano a gente già vista, già identificata dai militari e dagli uomini della CIA. E i contatti argentini puramente inventati.
Sacrificio è la prova che anche dietro la storia più solida possa nascondersi una trama importante finora ignorata. È l'affermazione del concetto preponderante del vero che a distanza di decenni preme per venire a galla. È la certezza che non sarà un concetto assodato e diffuso a placare la ricerca disinteressata della verità che è una faccia fondamentale della dignità umana. E non servono nomi importanti per rispolverare i documenti, rivelare il giusto fluire degli eventi. Infatti, Gandini e Saleh non sono gli storiografi dai nomi altisonanti che fino ad oggi hanno candidamente travisato i fatti ma soltanto due giovani registi armati di telecamera e buonsenso, avulsi da aprioristiche ideologie, che hanno avuto il coraggio e la forza di guardare oltre il consueto.
Ciro Bustos vive ancora in Svezia, dopo la lunga confessione agli autori di Sacrificio i suoi feroci mal di testa cronici sono passati e persino la comunità sudamericana è riuscita a riaccettarlo. Allora sorge una domanda: chi ha scritto finora la storia perché non lo hai mai interpellato, accontentandosi brutalmente di una verità posticcia, camuffata?